Orlando, dal Perù allo Slow Park di Foggia è impegnato nella Palestra delle Autonomie che favorisce l’inclusione sociale

«Lavorare qui allo Slow Park è molto utile per me perché è un passo importante per la mia formazione e preparazione. Ho un regolare contratto, un orario fisso e quando finirò questo progetto avrà maturato un po’ più di esperienza e sarò più preparato per affrontare un altro lavoro». Orlando Camino ha 26 anni e viene dal Perù, dalla città di Tarma, chiamata anche la città dei fiori o Perla delle Ande. Insieme alla sua famiglia, composta da sua moglie e dalla figlia di 4 anni, è tra i beneficiari del progetto SAI – Sistema di Accoglienza e Integrazione – ampliamento di Cerignola in collaborazione con il Comune di Stornarella. 

Quando sono arrivati in Italia, Orlando e la sua famiglia sono stati prima a Bologna e Modena, per poi essere accolti nel SAI dove hanno iniziato un percorso di inclusione, integrazione, autonomia. «Sono dovuto andare via dal mio Paese perché ho ricevuto delle minacce a causa del mio lavoro. Avevo un’officina meccanica, ma sono stato vittima di una serie di intimidazioni e violenze che mi hanno costretto a cercare un posto più sicuro per me e per la mia famiglia. Siamo arrivati in Italia perché qui avevo già dei parenti». Nell’ambito del SAI di Stornarella, Orlando è stato inserito nella “Palestra delle Autonomie”, il percorso di inserimento sociale e lavorativo di persone provenienti da situazioni di fragilità attivato dal consorzio di cooperative sociali Oltre nell’ambito della gestione dello Slow Park di Foggia di proprietà dell’Amministrazione Comunale. 

Ogni mattina Orlando è impegnato insieme alla sua collega Favour in vari servizi di manutenzione all’interno del nuovo parco di viale Manfredi, grazie ai quali sta acquisendo competenze da poter spendere nel mercato del lavoro, potenziando il proprio livello di autonomia, scoprendo talenti che prima non pensava di avere. Anche se il giovane peruviano è quasi laureato in Ingegneria Ambientale. «Manca poco alla laurea – racconta – devo fare la tesi. Purtroppo, sono andato via dal mio Paese prima di poter completare il mio percorso di studi. In futuro spero di concludere la laurea, perché mi piacerebbe lavorare in un cantiere, ma l’importante per me è continuare a lavorare e stare sereno».

Orlando è molto attivo. Segue con attenzione e partecipazione anche le lezioni presso il Centro Provinciale Adulti 1 Foggia “David Sassoli” con l’obiettivo di ottenere la licenza media, così come segue le varie attività proposte all’interno del progetto SAI in cui è accolto. L’esperienza di rifugiato lo ha fatto riflettere sul tema dell’immigrazione, che in passato viveva come un problema. «Quando vivevo nel mio Paese il tema degli immigrati lo vivevo come un fastidio. La nostra esperienza mi ha fatto cambiare idea, perché ho avuto modo di conoscere tante persone provenienti da Paesi diversi che hanno dovuto lasciare le loro terre e comprendere meglio le cause, i motivi, che spingono a fuggire. Come è successo a me e alla mia famiglia del resto. E questo confronto mi è servito molto».
di Emiliano Moccia

 

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