SAI Candela Vulnerabili, l'esperienza di Vicky e delle beneficiarie alla "Festa della Mietitura"

Vicky Sonh era proprietaria di una piantagione di cacao in Costa d’Avorio, il suo Paese. L’esperienza del lavoro nel suo campo è stata la sua testimonianza alla “Festa della mietitura – Quann m’temme ‘ru grén” che si è svolta a Deliceto sabato scorsa. Oltre a Vicky che ha portato in “dono” il suo racconto, anche le altre beneficiarie del progetto 𝐒𝐀𝐈 – 𝐒𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐀𝐜𝐜𝐨𝐠𝐥𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞𝐝 𝐈𝐧𝐭𝐞𝐠𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 Candela Vulnerabili promosso dal Comune di Candela – Fg e gestito da Medtraining, hanno portato qualcosa alla Festa. Sono arrivate cariche dei loro doni, come l’arrivo dei Magi alla Grotta. Ognuna ha preparato con cura e abbondanza le pietanze del proprio Paese. 

È il terzo anno che con il 𝐒𝐀𝐈 partecipiamo, come Candela Vulnerabili, a questo evento organizzato da Alkemia e Gruppo Folk Skarìa, al quale collaborano alcune realtà che si prendono cura delle fragilità sul territorio. Partecipare è sempre un’occasione per incrociare storie, per conoscere, per portare qualcosa di sé agli altri e prenderne anche un po’ da chi condivide quel momento di festa. Come Vicky, che ha frequentato il Cpia1 di Foggia e sta acquisendo importanti competenze da spendere nel mercato del lavoro frequentando il laboratorio di sartoria e quello di cucina. Nel corso della mattinata ha condiviso la sua esperienza nei campi di cacao in Costa d’avorio, raccontando che prima di diventare fave destinate all’esportazione, dal loro succo si ricava una bevanda leggermente alcolica che consumano nei villaggi di provenienza. 

Tutte le beneficiarie protagoniste fanno parte del laboratorio di sartoria creativa “𝐓𝐫𝐚𝐌𝐚𝐫𝐞𝐓𝐞𝐫𝐫𝐞” ed hanno realizzato le sacche offerte durante la “Festa della mietitura”. Il Centro di Salute Mentale di Deliceto ha accettato di collaborare alla realizzazione delle sacche e gli ospiti del Centro Diurno Arcobaleno hanno provveduto a confezionarle. Quello che è certo è che stata una festa bellissima, strepitosa, con tanta viva partecipazione della comunità locale, che ha partecipato alla mietitura del grano, al laboratorio della pasta fatta a mano e alla cena finale in cui le pietanze etniche si sono rivelate protagoniste assolute.

«Spesso nelle feste c’è l’urgenza di tornare a casa, non è stato così per la “Festa della mietitura”. L’alchimia delle realtà di accoglienza presenti sul territorio, e fortemente caratterizzanti la manifestazione, ha creato un clima magico di autentica integrazione – spiega Pina Suriano che anima e segue il laboratorio “𝐓𝐫𝐚𝐌𝐚𝐫𝐞𝐓𝐞𝐫𝐫𝐞” – . Ognuno ha vissuto da protagonista le tappe scandite dalla festa, e il viaggio di ritorno a casa ha il bagaglio dell’integrazione vissuta. In semplicità. Con la consapevolezza che è possibile».
E.M.

Foto di: Pina Suriano

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